American bartenders: Vi presento Marco Sdrubolini

01.10.2013 00:06
Nome: Marco Sdrubolini
 
Parlaci di come ti sei avvicinato alla tua professione raccontandoci anche qualcosa di te: Mio padre aveva un ristorante e a me piaceva tantissimo il mondo della ristorazione, allora ho intrapreso la scuola alberghiera. Durante il 3° anno ho partecipato alla Martini Grand Prix nella sessione dedicata ai ragazzi delle scuole e lì vidi i primi Flair Bartender. Finiti gli studi, i miei si erano aperti una pizzeria al taglio e io sono finito a lavorare lì. Non ero contento della mia vita e una sera uscendo con gli amici, incontrai un mio vecchio compagno di scuola che stava lavorando in un bar di una discoteca. Da lì iniziò tutto. Continuai a lavorare per un periodo in pizzeria e nel frattempo riprendevo i testi alberghieri per studiare la merceologia e i cocktail, lavorando anche in un albergo e in un pub fuori Roma. Dopo un po' lasciai tutto per lavorare dietro il bancone del pub e cominciai a fare i miei primi corsi di American Bar.
 
Il cliente ideale al tuo bancone ordina un…: Il cliente ideale è colui o colei che siede al bancone del bar e con educazione ordina il suo drink e si inizia a rilassare. Poi se ordina un Collins, un Margarita o un Manhattan sono più contento.
 
E quando ci sei tu dall’altra parte del bancone cosa ordini?: Non ho cocktail fissi quando esco. Di norma inizio sempre con un Gin Tonic, per poi passare ad altro. Tra i miei drink preferiti ci sono il Cuban Manhattan, Rusty Nail, Pink Gin, Daiquiri, Margarita e Old Fashioned (spesso con base Tequila). Liscio bevo Tequila, Rum e Whisky.
 
Tradizione o innovazione?: Tradizione con un pizzico d'innovazione. È bello crescere e cambiare, ma senza strafare.
 
Da cosa si riconosce un bravo barman?: Un bravo Bartender si riconosce dal suo modo di farti sentire a proprio agio e dalla conoscenza del suo lavoro. A mio giudizio l'arte del servire sta scomparendo. Soprattutto da quelli che sono considerati i Guru della miscelazione moderna. Preferisco bere un Gin Tonic in un posto dove mi sento a casa e posso fare una chiacchiera, piuttosto che stare davanti ad un bartender preso solo a fare i suoi drink vintage o flair.